RSA: NELLE NUOVE CONNESSIONI L’ANIMA DELL’ASSISTENZA.

I dati indicano che entro il 2050 gli anziani raddoppieranno, passando dal 23% al 32% della popolazione totale ed è quindi necessario un ripensamento del settore dell’assistenza che è chiamato a porsi nuove sfide.
Secondo i dati dell’Osservatorio Long Term Care del CERGAS SDA Bocconi-Essity le famiglie hanno infatti ancora una visione molto “clinica” delle strutture per anziani, in quanto le considerano la soluzione a cui ricorrere generalmente dopo anni di faticosa permanenza al domicilio e solo quando le condizioni di salute dell’anziano si aggravano.
Le sfide più faticose da affrontare sono la sostenibilità economica delle aziende operanti nel settore Long-Term Care, la mission della rete socio-sanitaria; la revisione degli standard assistenziali dei servizi e delle tariffe riconosciute, il raccordo tra la rete residenziale e gli altri servizi per anziani, tra la rete socio-sanitaria e quella sanitaria e tra la rete pubblica e il mercato privato, la gestione e valorizzazione del personale e la revisione dei sistemi informativi e di conoscenza delle dinamiche di bisogno, domanda e offerta. Questi i dati che emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Long Term Care del CERGAS SDA Bocconi-Essity in collaborazione con il portale LaCasadiRiposo.it.
Ma quale futuro immaginare per un settore uscito così duramente provato dal Covid? Come ripensare l’assistenza conciliando il più possibile le legittime richieste di aiuto delle famiglie con l’altrettanto legittima necessità di mantenere stretti e forti i legami con i nostri padri, nonni e parenti che devono continuare a far parte integrante della quotidianità delle nostre vite? Non è ovviamente possibile pensare solo a modelli (per quanto evoluti) di assistenza domiciliare ma non è d’altro canto plausibile e sensato pensare alle RSA solo come cliniche o luoghi comunque chiusi.
Sempre più evidente emerge l’esigenza di un ripensamento di strutture che devono essere luogo di supporto non di delega a fronte di una retta.
Mantenere forte e costante il legame tra parenti è un imperativo morale per società che stanno invecchiando. I “fragili” non sono solo gli anziani ma anche coloro che nel pieno della loro vita lavorativa si trovano costretti a sacrificare rapporti costanti con gli affetti più stretti. Il senso di perdita rischia in questo scenario di divenire il vero elemento comune tra giovani e anziani.
L’assistenza deve quindi essere ripensata, avendo presente che ogni legame va coltivato e mantenuto il più possibile, al di là di malattie, difficoltà e impegni.
In questa fase la tecnologia può davvero aiutare: basti pensare a cosa sarebbe stato il lockdown senza le videochiamate, i Whatsapp e l’ecommerce. Ma per una Residenza per anziani ci vogliono ovviamente soluzioni diverse, pensate e realizzate sulle specifiche esigenze degli ospiti e delle loro necessità contingenti. Pensiamo ad esempio quanto possa essere arricchiti il dialogo tra un padre con decadimento cognitivo e un figlio che lo chiama o lo va a trovare la sera se quest’ultimo riceve informazioni raccolte automaticamente durante la giornata rispetto ad attività svolte e a esperienze fatte dal proprio caro. Dove pecca la memoria dell’anziano può arrivare l’affettuoso suggerimento del figlio a mantenere vivo il discorso e a riportare a galla un ricordo sopito. In questo caso il dialogo continua nonostante la malattia, il filo viene ricucito e il legame resta saldo. E’ solo un esempio ma, in questa epoca di sovraesposizione di social media e virtualità esasperata noi crediamo che la VERA CONNESSIONE CHE NON VADA MAI INTERROTTA SIA QUELLA DEGLI AFFETTI.
Noi TapMyLife la chiamiamo CONNECTED CARE.