In sanità si parla spesso di #interoperabilità, ma troppo spesso il termine viene confuso con “usiamo tutti la stessa piattaforma”.
Sono due concetti profondamente diversi:
- #Interoperabilità significa permettere a sistemi differenti di dialogare tramite standard condivisi (#FHIR, #HL7, #IHE…), mantenendo autonomia tecnologica e coerenza informativa.
- #Uniformità significa imporre un’unica piattaforma a tutti, indipendentemente dalle specificità operative.
Nel primo caso si costruisce un ecosistema #aperto e #adattabile, nel secondo, si rischia di creare un #monolite digitale che rallenta l’evoluzione e concentra il rischio su un unico punto di fallimento.
- Esempio concreto
Le piattaforme regionali del #Fascicolo #Sanitario #Elettronico nascono per favorire lo scambio di dati tra strutture, ma in alcuni casi vengono proposte come sistemi unici destinati a sostituire i software aziendali.
Questo approccio trascura un aspetto fondamentale: un ospedale hub da 1000 posti letto e un ospedale spoke territoriale da 100 posti non condividono gli stessi flussi, carichi informativi né logiche di processo.
Forzarli su un’unica piattaforma significa perdere flessibilità locale e capacità di ottimizzazione, compromettendo anche la qualità dei dati generati.
Un modello realmente interoperabile consente invece di collegare senza uniformare:
la cartella clinica regionale dialoga con le piattaforme operative locali, garantendo continuità informativa e autonomia funzionale.
📄 Per approfondire:
“A federated health data system should preserve local autonomy while enabling cross-domain collaboration through shared standards and governance frameworks.”
Nature Communications (2022) – “Recommendations for achieving interoperable and shareable health data systems”
💡 L’obiettivo non è avere tutti la stessa piattaforma, ma parlare tutti la stessa lingua digitale.
