Nel 1967 #Italo #Calvino, nel saggio “#Cibernetica e #fantasmi”, anticipava con impressionante lucidità ciò che oggi chiamiamo #intelligenza #artificiale #generativa.
Immaginava la scrittura come un processo combinatorio, una macchina di regole capaci di produrre senso.
“Scrivere è una funzione che può essere svolta anche da una macchina… purché questa macchina sappia produrre il fantasma, cioè l’imprevisto.”
🔹 La #cibernetica (Wiener von #Foerster) gli offriva il modello: il testo come sistema di retroazioni, un organismo autoregolato di segni.
🔹 L’#Oulipo — il laboratorio letterario fondato da #Queneau e #Perec, di cui Calvino fece parte, gli forniva la pratica: scrivere non nonostante i vincoli, ma attraverso i vincoli.
Regole matematiche, schemi, combinazioni: la letteratura come algoritmo ante litteram.
📚 In questo dialogo tra scienza e invenzione, risuona anche la visione di #Borges nella #Biblioteca di #Babele: l’universo come archivio infinito di libri possibili, dove l’autore non crea ma sceglie.
Oggi, con l’AI generativa, quelle intuizioni si fanno realtà tangibile; la macchina produce infinite variazioni; ma è l’uomo, ancora una volta, a trasformarle in significato.
L’#AI genera possibilità, mentre l’autore, come Calvino immaginava, continua a dare forma ai #fantasmi.
(Lo spunto ad una riflessione su Calvino è nato dalla lettura di questa lezione sul Corriere di Giuseppe Antonelli: https://lnkd.in/dsvmz6uu).
