Il programma operatorio di domani è completo. Ma quanti casi sono realmente pronti?
“Completo” e “pronto” non sono sinonimi, il primo descrive uno slot occupato, il secondo descrive un caso che ha soddisfatto ogni prerequisito: documentazione firmata, sangue disponibile, kit sterilizzato, posto letto post-operatorio confermato, consensi raccolti.
Questa distinzione tra pianificazione e fattibilità è il nucleo di ciò che potremmo definire Readiness Index.
Uno studio prospettico su 5.929 interventi elettivi (https://lnkd.in/df9CmxX7) ha rilevato che:
- il 4,4% dei casi viene cancellato nel giorno stesso dell’intervento;
- di questi, il 71,6% aveva cause potenzialmente evitabili: valutazione preoperatoria incompleta, clearance mancanti, sala in ritardo per overbooking del programma;
- quasi tre cancellazioni su quattro non erano imprevisti clinici, ma prerequisiti non verificati in tempo.
Cos’è il Readiness Index? Non è un KPI retrospettivo, ma è una misura real-time che, per ogni processo, risponde a una sola domanda: tutti i prerequisiti sono soddisfatti?
I check si articolano su n-livelli, ad esempio:
- Clinici: stabilità del paziente, variazioni di indicazione, esami aggiuntivi richiesti;
- Documentali: consensi firmati, lateralità confermata, referti disponibili
- Logistici: kit sterilizzato, emoteca, posto letto in recovery, trasporto pianificato
Un caso non è pronto finché anche un solo check bloccante rimane aperto.
Implicazione operativa
Se a T-15 (15 minuti prima dell’ingresso in sala operatoria) la percentuale di casi con Readiness Index verde è sotto il 70%, il programma di quella giornata è strutturalmente a rischio, indipendentemente da cosa dice il foglio stampato.
L’idea è che il Readiness Index abbia un valore inter-funzionale, di governo del singolo processo, ma soprattutto di visione sistemica sia aggregata sia sezionabile per individuare il dettaglio delle criticità (e delle opportunità) in tempo reale.
