L’incremento delle prenotazioni on line è un fenomeno che appare sempre più evidente. In alcune strutture l’aumento percentuale è a due zeri. Questo fenomeno è un segno tangibile di maturità digitale dell’utenza che, sempre di più, tende a usare smarthphones, iphones e tablet per prenotare le prestazioni.
Per un strutture che erogano centinaia di migliaia prestazioni ambulatoriali, riuscire a massimizzare le prenotazioni e i pagamenti on line rappresenta un importante vantaggio competitivo. Innestare in questo sistema l’indoor navigation dà completezza e maggior concretezza al sistema con una migliore esperienza dell’utente all’arrivo in ospedale e la certezza di non trovare sgradite sorprese. L’ACCOGLIENZA è un primo indicatore della QUALITA’ delle prestazioni erogate e un ecosistema di indoor positioning fornisce alla struttura una serie di servizi per efficientare i percorsi del personale e dell’utenza, garantire maggior sicurezza agli operatori e verticalizzazioni dedicate per utenti, personale medico e infermieristico, soccorso in caso di calamità o urgenze che impattino sulla struttura.
Indoor navigation significa quindi non solo una guida sicura e puntuale all’interno delle strutture ospedaliere (spesso complesse e articolate) ma anche un costante aggiornamento dei punti di interesse, una migliore gestione dei trasporti interni dei pazienti, un efficientamento della struttura con moduli di ACCESSIBILITA’ che ne garantiscano una fruizione moderna e universale.
Riflettere su questi aspetti significa anticipare il percorso di cura dell’utente e garantire al personale maggiore tranquillità nello svolgimento delle mansioni assegnate.
Vedere per credere: cercate i sistemi TapMyLife ed entrate nel nuovo mondo dell’accoglienza sanitaria. Non è poco per chi debba recarsi in ospedale avere un “tutor digitale” che ti segue e ti orienta, ti avverte poco prima di essere chiamato allo sportello e ti informa su eventuali spostamenti di ambulatori in tempo reale.
La cartellonistica tradizionale fa ormai parte del passato, l’indoor navigation è il nuovo standard per ospedali e cliniche che vogliano offrire la miglior esperienza di accoglienza fin dai primi passi in struttura.
Non dimentichiamo che “non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione”.
First impression lasts!
In Italia si stima soffrano di demenza oltre 1,2 milioni di persone: nel 60-70 per cento dei casi, si tratta di Alzheimer. Proprio all’Alzheimer è dedicata la Giornata mondiale che si celebra il 21 settembre di ogni anno.
Al di là del lungo percorso per arrivare ad una terapia efficace contro questa malattia e dei lenti ma continui progressi nella ricerca farmacologica non si può ignorare la tematica dell’assistenza degli ospiti definibili come fragili, ovvero con lieve o importante declino cognitivo. Questo tipo di patologie, hanno un impatto purtroppo devastante sull’equilibrio non solo del malato ma, di riflesso, anche dei caregiver e dei familiari in genere.
I due fenomeni più tipici del declino cognitivo, sia esso dovuto a demenza primaria o secondaria, sono certamente il Wandering, il vagabondaggio e l’affaccendamento, ovvero l’ossessivo compimento di attività senza alcun apparente fine logico.
In entrambe i casi la persona ammalata necessita di un vera e propria opera di tutoraggio, un angelo custode che prevenga le attività potenzialmente pericolose (es. fuga con disorientamento) e che vigili in modo discreto (ma costante) il suo movimento.
Vanno quindi implementati i servizi di assistenza personalizzata 24/24 che garantiscano a questi pazienti SICUREZZA , ACCUDIMENTO TECNOLOGICO, e che li AIUTINO A MANTENERE UNA CONNESSIONE ATTIVA CON I FAMILIARI. Dove non arriva la memoria, un diario giornaliero automatico basato sulla posizione e condiviso con il caregiver può essere lo strumento per alimentare una conversazione, scambiare impressioni ed emozioni, riaccendere ricordi. (La passeggiata in giardino, la fisioterapia, il pasto o lo spettacolo in sala riunioni).
Il tracciamento di movimenti, aree in cui l’ospite si è soffermato e tempi e modi con cui l’ha fatto restituisce inoltre una serie di parametri sull’andamento della malattia che possono fornire al personale medico e di assistenza DATI CERTI sullo stato di benessere generale dell’ospite residente e sulla sua malattia che, ricordiamo, va trattata con un approccio certamente scientifico ma avendo cura di cercare di non perdere le abilità residue.
Concentrarsi su ogni singolo ospite grazie ad un “Angel Care” tecnologico può davvero fare la differenza, per monitorare e proteggere la persona affetta da demenza che per i familiari che riescono a seguirne quotidianamente le attività e a mantenere così vivo il senso di appartenenza alla comunità familiare del proprio caro. Questa è la sfida: PROTEGGERE e MANTENERE QUOTIDIANE CONNESSIONI con i familiari anche quando l’ospite della clinica, della RSA o della RSD deve necessariamente passare periodi più o meno lunghi in cliniche protette. La cura prima o poi arriverà, lo speriamo tutti, ma sappiamo che ci vorranno purtroppo anni. Nel frattempo dobbiamo cercare di utilizzare al meglio la tecnologia per proteggere chi ci ha cresciuto, accudito e amato, senza isolarlo. Tutti lo vorremmo ma purtroppo nessuno o quasi può dedicare l’intera giornata all’assistenza, non è sostenibile, non è sano per il malato e per il caregiver e si espone inoltre il proprio caro a rischi inaccettabili.
Stare vicini a un malato di Alzheimer o demenza è un atto di amore grandissimo ma la malattia va monitorata e gestita da professionisti. La cura dei fragili è un percorso a ostacoli in cui personale delle strutture e familiari devono stringere una salda alleanza. Noi crediamo che un maggior utilizzo di strumenti di ehealth possa costituire un costruttivo collante tra famiglie e residenze. Uno strumento e un metodo che ci permetterà di vivere con maggiore serenità il soggiorno dei nostri cari nelle strutture sanitarie.
C’è una domanda che ricorre nelle menti di coloro che, in un modo o nell’altro, si occupano di sanità: basteranno l’introduzione del Green Pass (con le annunciate restrizione) e la campagna vaccinale (con obiettivo 80% a settembre) a far tornare i nostri ospedali e le nostre cliniche in una situazione di “normalità”?
I fondi del Pnrr saranno sufficienti per centrare l’obiettivo di uscire dall’emergenza Coronavirus? E soprattutto: come recuperare il tempo perso a causa della pandemia?
La risposta a queste domande è purtroppo lunga e articolata ma, forse, quello che dobbiamo veramente chiederci è se sia sufficiente un ritorno alla normalità per la sanità italiana.
L’occasione dei fondi europei e la ritrovata coscienza di quanto il comparto sanitario sia alla base del vivere civile deve portare la nostra attenzione sull’esigenza di modernizzazione del Sistema. Negli ultimi due anni gli screening sono crollati, le campagne di prevenzione per malattie (anche gravi) hanno subito una drastica riduzione, i blocchi operatori sono stati dedicati spesso alle sole urgenze e gli interventi rimandabili sono stati rimandati. I pazienti sono stati i primi protagonisti di questa inevitabile debacle, poiché chiunque ha cercato di stare il più lontano possibile da ospedali e pronto soccorso in un periodo in cui, anche uscire a fare la spesa sembrava esporci al rischio di contrarre il virus.
Eppure le soluzioni ci sono.
Non sappiamo ancora come andrà l’autunno ma certamente la situazione sembra vicina all’uscita dal tunnel pandemico, almeno per i paesi che hanno potuto usufruire di farmaci e vaccini.
Per una volta l’Italia è riuscita a esprimere una comunione di intenti di fronte a una minaccia gravissima e abbiamo l’occasione di fare dei concreti passi avanti.
La domanda è dunque: vogliamo tornare alla “normalità”?
Se ci accontentassimo di questo peccheremmo di ingenuità.
La sanità italiana ha dimostrato di essere resiliente e robusta (grazie anche all’eroismo e al sacrificio dei singoli) ma il sistema va innovato.
L’obiettivo deve essere quindi l’innovazione in ambito sanitario, il taglio delle liste d’attesa, la diagnosi precoce, il miglior utilizzo degli asset e il tracking dei pazienti.
Gli ospedali devono dotarsi di efficaci strumenti di data analysis e utilizzare ampiamente l‘IoT. Dobbiamo accelerare per recuperare il tempo perduto e riuscire a garantire performance eccellenti.
La “normalità” non basta. Usciamo dall’emergenza con una accelerazione tecnologica e puntiamo a risolvere anche i problemi pre-Covid.
E’ un obiettivo ambizioso per chi si accontenti di stare nelle media ma chiediamoci: quando ci rechiamo in ospedale o in clinica cosa chiediamo? Eccellenza signori, non “normalità”. La salute è il bene più prezioso e la sanità italiana non può limitarsi ad un ritorno alle performance del 2018.
Tra gli obiettivi certamente più importanti di ogni struttura sanitaria due sono quelli da cui non si può prescindere: tutela dell’incolumità fisica dei pazienti fragili e tracciamento dei parametri di cura.
Aumentare il livello generale della sicurezza, in termini di “safety” (incolumità) e di “security” (prevenzione dei rischi), è un imperativo morale per chi ha la responsabilità di gestione dei processi sanitari ma non è sempre facile tutelare e prevenire in ambienti dove l’emergenza è all’ordine del giorno.
I protocolli di efficientamento e semplificazione delle mansioni ripetitive possono certamente portare a una riduzione degli imprevisti ma per permettere al personale di concentrarsi sulle attività professionali più qualificate è necessario rivedere i processi utilizzando strumenti di monitoraggio attivo, risk prevention e intelligenza artificiale predittiva.
In questo modo i livelli di safety e security aumentano drasticamente e i costi di gestione si abbassano. Il personale, meglio impiegato, può concentrarsi su ciò che davvero conta, avendo la certezza che al primo segnale di allarme potenziale sarà avvertito automaticamente e avrà il tempo per raggiungere tempestivamente il paziente grazie a un sistema altamente parametrizzato.
Il benessere del paziente deve essere però attentamente monitorato anche nella riabilitazione per valutare su dati puntuali e certificati la presenza o meno di indici di miglioramento. Il tempo impiegato da una persona in riabilitazione per raggiungere il bagno o compiere semplici operazioni quotidiane può ad esempio, se costantemente monitorato, integrare in modo estremamente efficace le analisi cliniche, dando un quadro generale più completo sulla situazione del singolo paziente e sugli orari in cui lo stesso è più o meno attivo. L’analisi di tutti questi indici fa parte del processo di sicurezza e monitoraggio che solo l’ehealth può garantire.
Dotare le strutture di questi strumenti vuol dire porre le basi per un sistema sicuro, efficiente, efficace e virtuoso, poiché gli investimenti fatti si ripagano velocemente anche dal punto di vista economico.
La sicurezza dei pazienti e il monitoraggio della riabilitazione sono già realtà consolidate. L’errore umano o la distrazione sono sempre dietro l’angolo, soprattutto in condizioni di stress. Implementare queste soluzioni di sanità digitale in tutte le strutture è la sfida che dobbiamo vincere per avere strutture moderne e accoglienti dove il benessere dei pazienti e la tranquillità degli operatori sia garantita 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Lasciamo che i professionisti della sanità possano esprimersi al meglio. Ogni cittadino ne trarrà un concreto vantaggio.
Può un sistema articolato e complesso come quello sanitario avere qualcosa da imparare da settori come l’automotive o dell’industria in generale?
Cosa possono avere in comune un ospedale con una fabbrica di automobili o un centro commerciale?
In apparenza la domanda può sembrare bizzarra o addirittura irriverente ma la realtà è diversa.
L’industria ha da tempo introdotto e sempre più raffinato sistemi che hanno come obiettivo un miglior utilizzo di prodotti e giacenze, una migliore gestione finanziaria, la possibilità di scovare colli di bottiglia e la gestione ottimale del patrimonio di asset aziendali in funzione della produttività. Quale può essere quindi il punto di tangenza tra linee parallele come quella del profitto e quella della cura?
La prima porterà ad un taglio indiscriminato di risorse in favore del contenimento dei costi, la seconda porterà ad aumentare gli investimenti per fronteggiare efficacemente le emergenze sanitarie, invecchiamento della popolazione, nuovi bisogni assistenziali, aumento delle cronicità.
In Sanità il tema è strettamente legato all’eccellenza medica: pensiamo solo ad un ospedale con infermieri e medici preparati, capaci e reattivi, potrebbero essere davvero valorizzati se la struttura in cui prestano la loro attività non è adeguatamente strutturata? Inefficienze che nell’industria possono portare a aumenti di costi ingiustificati o addirittura al fallimento in Sanità portano a condizioni di lavoro alienanti per il personale, ad uno spreco di risorse e di tempo, proprio dove il tempo è spesso il crinale che determina la possibilità di guarigione del paziente. La risposta sta nell’avere i dati di analisi che permettano una GOVERNANCE AUTOMATIZZATA, STRUTTURATA ED EFFICACE DEI PROCESSI SANITARI attraverso la digitalizzazione.
La tecnologia facilita non solo la vita quotidiana di ognuno di noi, ma anche la gestione e l’organizzazione di aziende di qualunque tipo, INCLUSE le strutture ospedaliere.
La Business Intelligence in sanità è uno strumento fondamentale per la gestione e l’organizzazione di personale medico e pazienti, investimenti pubblici e costi che devono assolutamente rientrare nel bilancio annuale.
La creazione di una cultura aziendale che consideri gli strumenti di BI come fonte informativa esclusiva dalla quale recuperare dati certi e continuamente aggiornati deve entrare in tutti i livelli di governance delle strutture.
La gestione dei flussi, la digitalizzazione, l’analisi attraverso dashboard delle situazioni di emergenza è lo strumento che permette ai manager sanitari di gestire i fabbisogni della struttura e ai medici di avere sott’occhio la situazione in tempo reale del reparto. Il tempo che viene risparmiato è un patrimonio di eccezionale valore poiché l’automazione dei processi permette ai professionisti clinici di concentrarsi con maggiore efficacia sulla più preziosa attività “aziendale”: la cura del paziente.
Garantire un sistema dove un ecosistema di business intelligence permetta di analizzare tutti i dati raccolti dalle piattaforme di gestione, comprese le più avanzate features di navigazione indoor e di tracking assets e trasporto pazienti, significa certamente individuare criticità ed opportunità di ottimizzazione ma soprattutto mettere il personale sanitario in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, concentrandosi su ciò che è davvero importante ed a volte letteralmente vitale, ad esempio in sala operatoria.
Potremmo analizzare questo schema da due diverse angolazioni: la prima, con un algido approccio utilitaristico, la seconda con una specifica attenzione alla migliore e più accurata attenzione data al paziente. In entrambe i casi constateremo che le due parallele si incontrano: verificheremo infatti come con l’uso della B.I. i budget a disposizione aumenteranno in funzione dei risparmi dati dall’efficientamento; dal punto di vista medico e sanitario avremo personale che ha maggior tempo a disposizione per svolgere le delicatissime funzioni a cui è preposto, siano esse di assistenza o di clinica. In questo senso possiamo quindi certamente affermare che in Sanità la Business intelligence fa incontrare due linee parallele. Contraddizione in termini? No, solo tecnologia al servizio delle strutture ospedaliere!
La pandemia che ha investito come un’implacabile tzunami il mondo nel 2020 rappresenta un evidente spartiacque, almeno in Italia, tra ciò che c’era prima dell’ondata e ciò che rimane dopo.
Inutile negare che alcune criticità some emerse con drammatica evidenza: lentezza delle procedure burocratiche di approvvigionamento, carenza di personale, territorialità del sistema andata a rotoli in molte regioni. Nonostante tutto però, il sistema ha retto e la parte più oscura della lunga notte Covid sembra ora lasciare spazio a nuove visioni e consapevolezze diffuse. Oggi, alla vigilia del secondo ferragosto con costume e mascherina, i primi 24 miliardi del PNRR sono arrivati in Italia ed è certamente sul qui ed ora che dobbiamo concentrarci.
E’ il momento per attivare idee, fare rete, efficientare, ammodernare l’unico vero settore che definisce il grado di civiltà di un Paese: il settore sanitario.
Una rimodulazione e integrazione dei servizi non è più rinviabile, i punti cardine del nuovo sistema devono basarsi su una migliore gestione delle cronicità, sull’invecchiamento attivo, sulla promozione della salute come bene comune. Investire in salute conviene, ce lo ha dimostrato con lapalissiana evidenza la pandemia Covid: quando la salute pubblica entra in emergenza, l’economia viene quasi annientata, le libertà personali limitate, i nostri affetti più cari minacciati.
Concentriamoci quindi sulla riorganizzazione del sistema, su un nuovo approccio che vada a misurare con precisione performance e dati non per generare mero profitto economico ma per generare ciò che sta alla base di un’economia florida: una società sana.
Investire in Sanità, gestire le cronicità dei pazienti fragili a cui una società che invecchia è certamente esposta, mantenere un livello di prevenzione ed assistenza efficace ed avere un sistema proattivo è il prerequisito per qualsiasi Paese che ambisca a giocare un ruolo nello scacchiere economico mondiale. Il benessere economico è una conseguenza della dello stato di salute della popolazione, non un prerequisito. Certo, senza risorse difficile garantire servizi. ma ora le risorse ci sono. Usiamole. Facciamo sì che oggi sia lo spartiacque tra un modello novecentesco di assistenza ormai superato e una visione moderna di prevenzione attiva, efficienza degli asset e gestione delle criticità. Gli strumenti ci sono: nuovi modelli di accoglienza, accessibilità, umanizzazione ed efficientamento dei blocchi operatori, sicurezza pazienti e operatori. Oggi cominciano ad arrivare anche i fondi. Il modello della nuova Sanità Italiana è qui e ora.
In Italia, nel 2020, sono stati 1,3 milioni i ricoveri in meno: 52,4% quelli medici, 47,6% i chirurgici. Dati allarmanti, forniti dalla Fondazione GIMBE confermati anche in un’indagine qualitativa di ELMA Research secondo la quale, i pazienti non si recano ancora negli ospedali per paura di contrarre il virus Covid-19, avvertono un senso di isolamento e smarrimento per aver perso il contatto con il sistema sanitario e per non riuscire ad orientarsi per la ripresa dei percorsi di diagnosi e cura. I dati si riferiscono ovviamente al periodo più buio della pandemia ma l‘allarme non può passare inosservato. Ancora oggi infatti l’evitamento delle strutture ospedaliere è prassi comune tra i cittadini se non in situazioni di estrema urgenza,
Cosa è possibile (e doveroso) fare per cercare di recuperare almeno in parte il tempo perduto?
La risposta è apparentemente semplice: bisogna ridare fiducia ai cittadini, rivedere l’accoglienza e accompagnarli mano per mano all’interno delle strutture.
Per questo motivo l’indoor navigation è un tema che sta esplodendo in Sanità: una migliore accoglienza e una chiara segnalazione dei percorsi sicuri rende i pazienti maggiormente propensi a tornare nelle strutture, certi di evitare aree potenzialmente pericolose e di avere indicazioni chiare, istantanee ed esaustive su dove andare per fruire delle prestazioni.
Gli ecosistemi di positioning garantiscono inoltre una miglior gestione dei flussi di persone all’interno delle strutture e questo contribuisce a confermare la percezione di una maggiore sicurezza.
In generale i nostri ospedali e le nostre cliniche sono luoghi molto più sicuri di quanto siano percepiti dall’utente medio ma per far sì che questa percezione si traduca in una reale consapevolezza è necessario usare strumenti nuovi che accompagnino il paziente nel percorso di screening. Certamente non è l’unica risposta ma se guardiamo i dati le strutture dotate di sistemi di accoglienza tecnologici efficaci hanno un indice di gradimento decisamente maggiore e riescono a garantire un servizio più accudente e completo che peraltro soddisfa anche i sacrosanti requisiti di accessibilità delle strutture. Il resto lo faranno le campagne di sensibilizzazione e i nostri medici ma è ormai urgente dotarsi di strumenti che avvicinino l’ospedale ai suoi fruitori. Gli screening celermente devono tornare a livelli pre-covid o rischiamo un’ondata di ospedalizzazioni non legate alla pandemia. Non corriamo questo rischio e attrezziamoci.
La tecnologia ce lo permette. Ora che le terapie intensive si stanno svuotando non rischiamo un’altra emergenza.
Il Pnrr è strutturato su missioni “macro”, declinate poi in specifici progetti e interventi. All’interno del capitolo dedicato alla “Missione 6”, ovvero quella della salute, il documento premette che “nel complesso il Servizio Sanitario Nazionale presenta esiti sanitari adeguati, un’elevata speranza di vita alla nascita nonostante la spesa sanitaria sul Pil risulti inferiore rispetto alla media Ue”. Questa considerazione dovrebbe da sola dovrebbe farci capire le enormi potenzialità del nostro Sistema, che per qualità delle prestazioni non è secondo a nessuno considerate le condizioni in cui fino ad ora si è operato.
Come migliorare e ottimizzare gli ingenti investimenti in arrivo? Come far sì che questa sia davvero una stagione di svolta per la Sanità Italiana?
Il SSN deve istituire un sistema di monitoraggio e valutazione di sistema per gli investimenti previsti nel PNRR. La definizione di un meccanismi di valutazione automatici e certificati, da rendere noti a priori, potrebbe permettere ai decisori di ottimizzare la stesura dei progetti e conoscere le condizioni di finanziamento nella fase ex ante; nella fase in itinere ed ex post.
Gli investimenti vanno orientati sulla base delle necessità, certamente definendo gli standard infrastrutturali e di organico necessari ma SOPRATTUTTO GLI STANDARD DI PROCESSO E DI ESITO. La DIGITAL HEALTH, in un mondo dove il digitale è ormai elemento fondante di ogni attività produttiva, deve essere condizione di accreditamento anche per le strutture minori.
Una nota indagine della Corte dei Conti del 2017 ha messo in evidenza un numero di apparecchiature RNM e TAC superiore del 60% rispetto alla media europea per abitante, con un aggravio di spesa facilmente immaginabile, a scapito della parte produttiva della Sanità: ovvero prevenzione, diagnosi e cura delle patologie.
Il parco macchinari e attrezzature è in alcuni casi estremamente obsoleto e certamente l’ammodernamento del Sistema è necessario ma non ci si può limitare a sostituire le attrezzature con macchine più nuove: è indispensabile curarne l’ALLOCAZIONE e l’inserimento in processi assistenziali che nel frattempo sono mutati. Bisogna PROGRAMMARE, MANUTENERE, MONITORARE il corretto utilizzo di strumentazione spesso davvero molto costosa e, talvolta, non utilizzata semplicemente perché non è stata fatta una analisi di Health Technology Assessment.
In sostanza, per essere certi di non sprecare le risorse che arriveranno è necessario calcolare, come per l’industria, il ritorno dell’investimento di ogni processo e di ogni azione puntando ad un utile sociale che ha un valore che non può essere certo paragonabile all’utile generato da altri settori, ovvero LA SALUTE DEI CITTADINI.
Non sprechiamo questa occasione, l’Italia merita una Sanità moderna e abbiamo le carte in regola per eccellere. Organizzazione, monitoraggio, efficientamento digitale. Se ci muoveremo su questi mantra i miglioramenti saranno duraturi e il ritorno dell’investimento dei fondi del Pnrr sarà verificato da tutti noi ogni volta che dovremo recarci in una struttura ospedaliera o di assistenza.
I dati indicano che entro il 2050 gli anziani raddoppieranno, passando dal 23% al 32% della popolazione totale ed è quindi necessario un ripensamento del settore dell’assistenza che è chiamato a porsi nuove sfide.
Secondo i dati dell’Osservatorio Long Term Care del CERGAS SDA Bocconi-Essity le famiglie hanno infatti ancora una visione molto “clinica” delle strutture per anziani, in quanto le considerano la soluzione a cui ricorrere generalmente dopo anni di faticosa permanenza al domicilio e solo quando le condizioni di salute dell’anziano si aggravano.
Le sfide più faticose da affrontare sono la sostenibilità economica delle aziende operanti nel settore Long-Term Care, la mission della rete socio-sanitaria; la revisione degli standard assistenziali dei servizi e delle tariffe riconosciute, il raccordo tra la rete residenziale e gli altri servizi per anziani, tra la rete socio-sanitaria e quella sanitaria e tra la rete pubblica e il mercato privato, la gestione e valorizzazione del personale e la revisione dei sistemi informativi e di conoscenza delle dinamiche di bisogno, domanda e offerta. Questi i dati che emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Long Term Care del CERGAS SDA Bocconi-Essity in collaborazione con il portale LaCasadiRiposo.it.
Ma quale futuro immaginare per un settore uscito così duramente provato dal Covid? Come ripensare l’assistenza conciliando il più possibile le legittime richieste di aiuto delle famiglie con l’altrettanto legittima necessità di mantenere stretti e forti i legami con i nostri padri, nonni e parenti che devono continuare a far parte integrante della quotidianità delle nostre vite? Non è ovviamente possibile pensare solo a modelli (per quanto evoluti) di assistenza domiciliare ma non è d’altro canto plausibile e sensato pensare alle RSA solo come cliniche o luoghi comunque chiusi.
Sempre più evidente emerge l’esigenza di un ripensamento di strutture che devono essere luogo di supporto non di delega a fronte di una retta.
Mantenere forte e costante il legame tra parenti è un imperativo morale per società che stanno invecchiando. I “fragili” non sono solo gli anziani ma anche coloro che nel pieno della loro vita lavorativa si trovano costretti a sacrificare rapporti costanti con gli affetti più stretti. Il senso di perdita rischia in questo scenario di divenire il vero elemento comune tra giovani e anziani.
L’assistenza deve quindi essere ripensata, avendo presente che ogni legame va coltivato e mantenuto il più possibile, al di là di malattie, difficoltà e impegni.
In questa fase la tecnologia può davvero aiutare: basti pensare a cosa sarebbe stato il lockdown senza le videochiamate, i Whatsapp e l’ecommerce. Ma per una Residenza per anziani ci vogliono ovviamente soluzioni diverse, pensate e realizzate sulle specifiche esigenze degli ospiti e delle loro necessità contingenti. Pensiamo ad esempio quanto possa essere arricchiti il dialogo tra un padre con decadimento cognitivo e un figlio che lo chiama o lo va a trovare la sera se quest’ultimo riceve informazioni raccolte automaticamente durante la giornata rispetto ad attività svolte e a esperienze fatte dal proprio caro. Dove pecca la memoria dell’anziano può arrivare l’affettuoso suggerimento del figlio a mantenere vivo il discorso e a riportare a galla un ricordo sopito. In questo caso il dialogo continua nonostante la malattia, il filo viene ricucito e il legame resta saldo. E’ solo un esempio ma, in questa epoca di sovraesposizione di social media e virtualità esasperata noi crediamo che la VERA CONNESSIONE CHE NON VADA MAI INTERROTTA SIA QUELLA DEGLI AFFETTI.
Noi TapMyLife la chiamiamo CONNECTED CARE.
Gli asset sono un investimento cruciale ed economicamente impegnativo per le strutture sanitarie. Spesso però l’acquisto di strumentazione, onerosa ma strategica per la cura dei pazienti, si scontra con un controllo non adeguato sull’ottimizzazione dell’effettivo utilizzo di questi beni. Strumenti costosi, delicati e importanti nel determinare il tasso di efficienza dell’intera struttura diventano, almeno in parte un costo e non un investimento attivo a causa dell’inevitabile fatica nel tenere sotto controllo in tutto o in parte il complesso parco asset delle strutture sanitarie.
Attualmente il tasso di asset “non rintracciabili” nelle strutture sanitarie di ogni genere (dagli ospedali alle RSA) è stimato a circa il 15% del totale, che tradotto in cifre equivale a svariate migliaia di euro che ogni struttura perde ogni anno solo per il mancato efficientamento degli asset. Come risolvere il problema con investimenti sostenibili e che garantiscano un alto indice di R.O.I.? In sostanza come riuscire localizzare gli asset in tempo reale, ovunque si trovino, e giovarsi dei vantaggi gestionali, clinici ed amministrativi di una gestione smart senza spendere una fortuna e potendo contare su una soluzione efficace e certificata?
TapMyLife risponde a questa esigenza con una infrastruttura semplice, economica ed innovativa che funziona sia in ambienti aperti sia in ambienti chiusi superando tutte le limitazioni delle soluzioni RFid ( caratterizzati da bassa affidabilità e alto costo dell’infrastruttura) e del GPS (che non funziona in luoghi chiusi).
La soluzione TRACKING ASSETS BLE DI TAPMYLIFE GARANTISCE LA RILEVAZIONE IN TEMPO REALE SU MAPPA DELLA STRUTTURA di ogni dispositivo per fini operativi, gestionali o manutentivi. Qualche esempio concreto? L’analisi della posizione di stoccaggio e dei percorsi di sterilizzazione per i box dei ferri chirurgici con la rilevazione della disponibilità in blocco operatorio o più in generale la verifica puntuale degli indici e delle posizioni di utilizzo degli assets (dai defibrillatori portatili ai macchinari per la laparoscopia ed endoscopia) dell’ospedale per la valutazione degli acquisti.
E’ ovviamente prevista la segnalazione automatica dell’uscita della strumentazione da zone sicure di appartenenza con segnalazione diretta e tracciata a dispositivi del personale.
L’integrazione della console di analisi di Business intelligence, coerentemente con l’approccio TapMyLife riguardo all’analisi e alla certificazione dei dati per l’efficientamento del sistema sanitario, completa la soluzione di Asset Tracking che riteniamo debba costituire la base di ogni corretta gestione dei beni aziendali.
Troppe volte il mancato utilizzo di attrezzatura acquistata si traduce in costi per la struttura con conseguenti tagli o mancati investimenti su servizi che dovrebbero invece andare ad arricchire l’offerta della struttura sanitarie.
Noi pensiamo che quel 15% di risparmio grazie A SOLUZIONI EFFICACI, CERTIFICATE E SOSTENIBILI possa fare la differenza e possa garantire una gestione più efficiente delle strutture sanitarie pubbliche e private.